02/06/2019

La Verità rende liberi

Conoscere la verità rende liberi

Chi di noi, vedendo una persona che ama in pericolo, non userebbe qualunque mezzo per fare in modo che gli giunga il nostro grido di avvertimento e si metta in salvo? Certamente useremmo tutta la nostra voce e qualunque strumento di amplificazione a nostra disposizione.

In Luca 16:19-31 Gesù racconta la storia di Lazzaro e del ricco (non la introduce come una parabola, quindi tutto lascia intendere che sia qualcosa di realmente accaduto). Nel dialogo con Abraamo, il ricco pone un tema che a molti può sembrare ragionevole e sensato: “…se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno” (Luca 16:30). In qualche modo egli sta dicendo che se il messaggio dell’evangelo arriva in modo forte, prorompente e inequivocabile, accompagnato da qualcosa di straordinario e miracoloso, i suoi fratelli crederanno. Ma Abraamo non sembra essere dello stesso avviso: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita” (Luca 16:31).

Come si può avere un contatto con Dio e di quali strumenti dispone l’uomo per conoscere il Signore? A volte ragioniamo come il ricco e ci troviamo a pensare che Dio stia parlando a questa umanità senza “amplificazione”, quasi sottovoce, in modo troppo flebile. Sappiamo bene che potrebbe fare opere potenti e stravolgere le vite, ma ci sembra invece che si accontenti di diffondere il messaggio del vangelo in un modo che non cattura l’attenzione delle persone.

Dio ha scelto la pazzia della predicazione per farsi conoscere dall’uomo (1 Corinzi 1:21). Leggendo questo siamo portati ad organizzare campagne evangelistiche in cui si cerca di attirare più possibile l’attenzione, si pubblicizza l’evento e si scelgono persone con talenti, ministeri e capacità particolari. Ma di cosa abbiamo veramente bisogno per portare efficacemente l’evangelo? Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli” (Luca 16:29). Dio non ragiona come ragioniamo noi e i suoi pensieri non sono come i nostri (Isaia 55:8-9). Diviene fondamentale capire e conoscere come Dio vuole operare e come egli agisce per l’avanzamento del suo Regno affinché siano le nostre vie e i nostri pensieri ad avvicinarsi alle Sue, e non viceversa. Non possiamo permetterci di fallire, di mancare il bersaglio, di battere l’aria (1 Corinzi 9:26) mentre il mondo va verso la perdizione e la Chiesa è sotto attacco. Nulla è casuale di ciò che avviene nella nostra vita, ma per tutto, un giorno, capiremo la motivazione. Oggi ci sono degli strumenti di amplificazioni molto importanti che di per sé non sono né giusti né sbagliati. Possono però essere utilizzati in modo negativo o positivo. Ciò crea un clima di grande confusione. In tutto questo la chiesa ha il compito di conoscere Dio, conoscerne i desideri e i progetti. Non la possiamo delegare a nessuno la conoscenza di Dio. Non ad una chiesa, non ad un pastore, non ad una religione. È un compito di cui siamo investiti personalmente, una responsabilità che implica una fatica, un’indagine, uno sforzo proprio di ognuno. Spesso preferiamo essere passivi, ma il profeta è chiaro nel dire: “Conosciamo il Signore, sforziamoci di conoscerlo…” (Osea 6:3). Si tratta di qualcosa che ha a che fare con un pieno coinvolgimento delle nostre facoltà fisiche spirituali e mentali, finalizzate a cogliere di più del nostro Dio.

Gesù non vuole che siamo nell’ignoranza riguardo la sua Parola, e non devono volerlo neppure coloro che guidano la chiesa (1 Tessalonicesi 4:13). Tuttavia, veniamo maggiormente catturati da cose che toccano i nostri sentimenti e non siamo poi pronti nell’andare a verificare che l’insegnamento sia conforme alla Parola di Dio. La parola ci invita a non disprezzare la profezia, che è uno strumento glorioso nel corpo di Cristo, ma che ha una nuova funzione rispetto all’antico testamento (1 Corinzi 14:3). Un tempo questa era finalizzata a rivelare la volontà di Dio al popolo, ma oggi la rivelazione è compiuta e la profezia assume un’altra funzione, quella di edificare, incoraggiare ed esortare. Infatti, per sapere quale sia la volontà di Dio, per noi è sufficiente imparare a capire il valore della Parola di Dio. Non occorre consultare chissà quale profeta o ministro o sant’uomo. Guardiamoci bene dagli appetiti che erano proprio dei giudei o dei greci, come i dice la Parola (1 Corinzi 1:21-23).

In Efesi 4:13 ci viene esplicitamente detto che siamo chiamati ad una piena conoscenza di Dio. Se siamo onesti possiamo riconoscere che spesso la conoscenza che abbiamo di Gesù, deriva solo in minima parte dal tempo che dedichiamo personalmente alla meditazione della Parola.

La samaritana non chiese l’acqua della vita a Gesù perché non sapeva chi lui fosse, né conosceva il valore dalla salvezza (Giovanni 4:10). Nella parabola dei talenti il servitore si giustifica dicendo “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro…” (Matteo 25:24). La sua errata o parziale idea di Dio lo portò a gestire in modo errato quanto gli era stato dato.

In 1 Pietro 1:18, l’apostolo si rivolge ai credenti dicendo che Dio li ha voluti riscattare da un vano modo di vivere che gli era stato tramandato. Ancora una volta la tradizione ha distorto la conoscenza di Dio. In 2 Pietro 1:5 è scritto “Aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza”. In questi versi troviamo una sorta di “tabella di marcia” per un percorso che il credente è chiamato a percorrere per essere sempre attivo e progredire nella conoscenza di Dio. A che punto siamo rispetto a questa conoscenza di Cristo? Siamo pigri? Siamo sterili? La crescita che stiamo avendo stimola dei cambiamenti e ci sta rendendo sempre più conformi all’immagine di Cristo? È importante capire che conoscere il Signore, attraverso gli strumenti giusti, è l’unico modo per vivere una vita cristiana fruttuosa, che centra l’obiettivo.

Non delegare la conoscenza di Cristo richiede una fatica costante, ma il raggiungimento dell’obiettivo sarà il per noi un premio in grado di soddisfarci a pieno. La Parola è a nostra disposizione e lo Spirto Santo è pronto ad illuminarla ai nostri occhi e a spiegarla alle nostre menti. Non abbiamo scusanti, serve solo una nostra decisione.